Tanti altri metodi di fusione dello zolfo furono sperimentati, sia utilizzando come combustibile lo stesso zolfo, sia utilizzando forme alternative, come il vapore, che si basava sulla combustione del carbon fossile o della legna

Immagine di un Forno Gill usato nelle miniere per fondere lo zolfo

Forni Gill per la fusione dello zolfo

Tra i primi ricordiamo il forno Durand, nato prima dei forni Gill, adatto soprattutto al trattamento dei minerali poveri, utilizzato per qualche tempo in Sicilia per prescrizione governativa, al posto dei calcheroni ritenuti troppo inquinanti:

"Era costituito da una camera quadrata in muratura di 2 metri di lato, a suolo inclinato e coperto da una volta, munita al centro dell’apertura di caricamento".

"Nella parte anteriore della camera era collocata la bocca di colata e due porte di carico, mentre nei muri laterali erano poste due aperture, una per introdurre il fuoco e l’altra in comunicazione con un canale comune a due o più forni contigui; questo canale era destinato a ricevere i prodotti della combustione che, per un altro condotto, finivano in un piccolo camino posto alla sommità di una collina. Il forno si riempiva introducendo il minerale grosso in basso ed il minuto in alto; si chiudeva la bocca di carico con ginisi compresso, e le due porte con qualche fascina".

Immagini di un forno Durand utilizzato per la fusione dello zolfo

Immagine di un Forno Durand utilizzato nelle miniere per la fusione dello zolfo

"La fusione procedeva poi come nel calcherone e durava 24 ore, comprese le fasi di carico e scarico. Dopo qualche tempo si raccoglieva anche lo zolfo depositatosi per sublimazione sulle pareti del lungo condotto. Tuttavia, anche se l’impianto riduceva i gas inquinanti, il rendimento era inferiore a quello del calcherone e dunque il metodo fu abbandonato".

Tra i forni a combustione di zolfo bisogna citare anche quello proposto da Leon Gil Ruiz sin dal 1887; in una grande camera si deposita il minerale a cui si da fuoco nella parte superiore; un ventilatore posto nella parte alta della camera introduce l’aria esterna che, avendo il compito di alimentare la fusione, attraversa la massa di minerale dall’alto in basso fino ad incontrare un condotto aperto alla base della camera dal quale ritorna all’esterno.

Nella miniera Santa Caterina di Castrogiovanni, l’attuale Enna, vennero impiantati tre forni di questo tipo, che diedero aumenti di rendimento di oltre il 30% rispetto al calcherone, cioè un rendimento paragonabile a quello dei forni Gill.

Immagine di un Forno Gill per fondere lo zolfo nelle miniere

Forni Gill con cui veniva fuso lo zolfo nelle miniere