Lo stato di miseria di contadini e artigiani, nonostante i buoni propositi del Medici, rimase inalterato, mentre aumentò la ricchezza dei ceti abbienti.

D’altra parte, anche se la censuazione dei beni ecclesiastici fosse stata attuata correttamente, la totale mancanza dei capitali avrebbe posto i nullatenenti nell’impossibilità di acquistare una quota e, comunque, nell’impossibilità di coltivarla, effettuandovi migliorie. Come disse il Cattaneo, quando fu promessa una quota di terra demaniale a chi si era battuto con i mille "dare terre senza capitali è come dare bottiglie senza vino".

Si crearono, per contro, in Sicilia le condizioni perchè il popolo acquistasse una coscienza di classe, anche perchè la ripresa della costruzione delle ferrovie e la realizzazione di altre opere pubbliche, che richiedevano manodopera specializzata, fece affluire in Sicilia operai del Settentrione. Essi dimostravano di saper tenere testa ai datori di lavoro, ricorrendo anche all’arma dello sciopero, ed il loro esempio fu stimolante per il proletariato siciliano, sicchè quando " l’ Internazionale socialista" fece la sua comparsa in Sicilia, vi trovò terreno favorevole.

Le idee socialiste furono portate in Sicilia da Saverio Friscia, che, abbandonato il mazzinianesimo ormai in crisi, nel ’65 era entrato a far parte del gruppo che faceva capo all’anarchico Michele Bakunin. Le prime sezioni socialiste furono costituite nel 1866 a Sciacca e Palermo, nel 1867 a Siracusa. La sezione di Palermo (capeggiata da Salvatore Ingegnieros), quella di Trapani (capeggiata da Francesco Sceusa), quella di Girgenti (capeggiata da Antonio Riggio) si manifestarono particolarmente attive, stabilendo contatti con altre sezioni d’Italia.

Anche l’eco della Comune di Parigi aveva destato l’interesse degli intellettuali siciliani.La sempre crescente propaganda socialista, che raccoglieva adesioni numerose tra gli operai, pose in allarme la polizia, che tenne costantemente sott’occhio le principali corporazioni artigiane, sicchè l’unico sciopero che ebbe modo di realizzarsi, perchè sfuggito al suo controllo, fu quello dei cordari, categoria assai umile, la cui protesta la colse, quindi, di sorpresa, destando grande stupore.

Il Medici sottovalutò il pericolo rappresentato dal diffondersi delle idee socialiste, convinto com’era che l’immaturità delle masse popolari e il prestigio di cui godevano le classi abbienti lo avrebbe tenuto lontano. Temeva, invece, che la propaganda clericale potesse essere di sostegno al partito borbonico. Consapevoli del pericolo socialista erano, invece, i proprietari, che, per porsi al riparo da azioni popolari violente, assoldavano mafiosi per averne la protezione, incrementando, così, il fenomeno del "manutengolismo", che nel momento in questione altro non era che manifestazione di sfiducia nella capacità delle istituzioni di garantire l’ordine sociale.

In seguito alle numerose operazioni di pubblica sicurezza espletate dal gen. Medici i crimini diminuirono di numero, ma aumentarono di entità. I sequestri di persona e l’assalto alle carrozze erano assai frequenti (nel 1870 furono assaltate ben 15 vetture). I furti al Museo Nazionale di Palermo (i cui responsabili furono arrestati), al Monte di Pietà, alla Cancelleria della Corte d’Appello e alle dimore del conte Tasca e del principe di Trabia, sempre a Palermo, furono operati con straordinaria perizia, prova evidente del salto di qualità fatto dalla malavita organizzata, il che fece, a ragione, sospettare la connivenza di mafia ed elementi della questura.

Furono scoperti oggetti rubati in casa di un graduato delle guardie di questura, Sebastiano Ciotti, addetto al gabinetto del questore, e il fatto fu denunziato alla Camera da Diego Tajani, eletto deputato dopo essere stato procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo. Il sospetto di connivenze tra mafia ed elementi della questura ebbe nel 1871 un episodio eclatante nel caso Albanese, questore sotto il Medici, che si sarebbe servito di noti mafiosi per fare uccidere altri mafiosi con lo scopo di garantire l’ordine pubblico, ritenendo di non poterlo assicurare per le vie ordinarie. Venutone a conoscenza il procuratore generale di Palermo, Diego Tajani, che, non essendo siciliano, non era abituato a questi sistemi, spiccò mandato di cattura contro l’Albanese.

Il governo ordinò che il mandato non fosse eseguito e l’istruttoria si concluse per il questore Albanese con un "non darsi luogo a procedere per insufficienza di indizi", ma nell’opinione pubblica rimase la convinzione che la connivenza spettata fosse esistita veramente. La carriera di magistrato del Taiano fu irrimediabilmente rovinata ed egli, dopo essersi presentato senza successo a Palermo come candidato al parlamento, fu eletto ad Amalfi e rese pubblica la vicenda in parlamento. I parlamentari siciliani, primo fra tutti il Crispi, che guidava la Sinistra siciliana, ne minimizzarono l’entità ed un deputato siciliano ebbe ad affermare che la mafia non esisteva, ma era un’invenzione dei poliziotti del Nord per giustificare il loro atteggiamento di forza.

Il Tajano, divenuto successivamente ministro della giustizia, denunciò in parlamento che in Sicilia la mafia prosperava con l’appoggio delle autorità politiche e che i magistrati ricevevano, talvolta, ordini dal governo di farsi complici di irregolarità, anche gravi, operate dagli organi di polizia. I parlamentari siciliani si infuriarono ed il risentimento dell’isola si espresse nelle elezioni, quando, su 48 deputati eletti dall’isola, 44 seggi furono dati all’opposizione, contribuendo alla caduta della Destra.

La situazione del Medici divenne insostenibile, perchè si trovò stretto tra due fuochi: il malcontento del proletariato, incitato dalla propaganda socialista, che minacciava di esplodere, e la sicumera della mafia, che godeva dell’appoggio di pubblici ufficiali e proprietari, che non si sentivano adeguatamente protetti dalle istituzioni. Inviso a tutti, il Medici si muoveva protetto da una forte scorta (una volta si recò ad una cena dei Florio protetto da un intero battaglione) e l’odio dei siciliani nei suoi confronti coinvolse anche il ministro Lanza, che aveva dato all’isola il governo militare del Medici con funzioni di pubblica sicurezza.

Il Medici ebbe, comunque, il merito di avere dato impulso alla costruzione di opere pubbliche e allo sviluppo delle strade ferrate, che portarono all’isola un notevole risveglio nel campo economico e commerciale. I suoi provvedimenti, però non incisero significativamente sul malessere sociale, contribuendo, anzi, ad acuire il contrasto tra ceti umili e classe dirigente, circostanza che costituì un terreno fertile per la propaganda socialista. Alla fine del secolo tali contrasti sfociarono in una rivoluzione sociale.