La caduta della Destra e l’avvento al potere della Sinistra nel 1876 non apportò significativi cambiamenti allo stato socio-economico della Sicilia e, con l’accresciuto stato di disagio, crebbe il numero degli scioperi.
Per contro l’aspetto della Sicilia era cambiato: le città si erano arricchite di edifici pubblici, di costruzioni residenziali e di teatri; avevano fatto la loro comparsa nelle maggiori città i tram-ways o "ferrovie a cavalli ", che collegavano il centro con la periferia; la rete stradale era stata ampliata e migliorata.
Un significativo mutamento era avvenuto a livello politico, infatti la Destra, che aveva largamente distribuito impieghi ed onorificienze alla media e piccola borghesia, ne aveva ottenuto l’appoggio, attivando nell’area politica governativa anche gli antichi garibaldini e mazziniani, come il Crispi.Anche alcuni antichi repubblicani e socialisti rinunziarono alle loro posizioni antimonarchiche, sicchè in Sicilia si consolidarono due partiti: uno, detto dei "consorti", capeggiato dal marchese di Torrearsa, di tendenze conservatrici, continuazione del movimento liberale ed annessionista; l’altro, capeggiato dal marchese Turrisi Colonna, espressione di tutti gli oppositori alla politica del governo, ivi compresi i propugnatori di riforme in senso sociale.




