Il nuovo prefetto di Palermo, conte di Gioacchino Rasponi, subentrato al Medici nel 1874, si trovò a dover fronteggiare le stesse emergenze che avevano portato alle dimissioni del Medici: propaganda socialista e imperversare della mafia.

La propaganda socialista aveva avuto molta presa sulle masse siciliane, non perchè esse fossero politicamente in grado di comprenderne le idee, ma perchè attratte dall’aspetto sociale, che dava loro una speranza di riscatto.Solo un piccolo numero di intellettuali della media borghesia vi aderì coscientamente, costituendo un gruppo che dette vita a concrete iniziative. Le sezioni socialiste in Sicilia nel 1874 erano 15 con 4.000 aderenti ed avevano sede, oltre che nei capoluoghi di provincia anche nei piccoli centri come Modica, Scicli, Noto, vola, MenfiVero è che c’era molto timore da parte del popolo a manifestare adesione al socialismo, perchè si veniva tacciati di essere sovversivi e si perdeva la possibilità di trovare occasioni di lavoro presso i ceti abbienti, che in questo modo tenevano in soggezione le classi inferiori.Man mano, però, che cresceva il malcontento del popolo, le adesioni si facevano più numerose e palesi, anche perchè la borghesia, sottovalutando la portata del fenomeno, non esitava a calcare la mano nell’operare un disumano sfruttamento, imponendo patti agrari che non lasciavano ai contadini nenahce il necessario per sopravvivere.Inoltre la borghesia aveva trovato il modo di mettere le mani anche sui beni demaniali, oltre che su quelli ecclesiastici, acquisendo quasi il monopolio della proprietà terriera e non lasciando speranze al popolo. Tra borghesia e mafia si era creata una solida connivenza, perchè i proprietari usufruivano della protezione dei loro feudi, assicurata dalla mafia.

Le autorità amministrative siciliane, per assicurare l’ordine pubblico, dovevano, dunque, combattere l’internazionalismo socialista, impedendogli di attecchire saldamente nell’isola, e contrastare la potenza della mafia, che ormai aveva ramificazioni ovunque.Il prefetto Rasponi cercò la collaborazione della magistratura per fronteggiare i due fenomeni ed il procuratore generale del re, comm.Vincenzo Calenda, si attivò presso i regi procuratori, affinchè collaborassero con il potere politico per assicurare l’ordine pubblico, risparmiando alla Sicilia l’adozione di misur speciali da tante parti invocate. Si scatenò una vera e propria caccia all’uomo, che coinvolse insieme mafiosi ed internazionalisti, sui quali vennero messe grosse taglie (che andavano dalle 10 alle 25 lire ciscuna) e fu eseguita anche qualche condanna a morte con il sistema della ghigliottina, che doveva risultare esemplare.Erano particolarmente presi di mira i socialisti, perchè erano giunte notizie da parte del prefetto di firenze che era in preparazione una rivolta socialista, che, partendo dalla Sicilia, avrebbe coinvolto Romagna, Marche e Toscana. In questa occasione, però, l’autorità giudiziaria non si prestò ad essere strumento del potere politico e, in assenza di indizi consistenti, si rifiutò di procedere contro i sospettati, entrando, così, in conflitto con esso.

In realtà il governo nella sua opera di repressione era spinto da motivi di carattere internazionale, infatti l’avvicinamento dell’Italia agli imperi conservatori dell’Europa centrale, avvenuta sotto il Minghetti, imponeva la necessità di assicurare una indiscutibile stabilità all’interno dello Stato.I tentativi insurrezionali scoperti nel Mezzogiorno andavano, dunque, duramente repressi con una politica di forza per non compromettere l’immagine dell’Italia a livello europeo. In questa azione repressiva furono accomunati socialisti e mafiosi, definiti entrambi "malandrini", perchè sovvertitori dell’ordine pubblico.Precise istruzioni in tal senso furono date da apposite circolari dei ministri dell’Interno e della Guerra; tutte le forze militari e di pubblica sicurezza di stanza in Sicilia furono poste sotto la direzione unica del Comando Generale delle Armi di Palermo, mettendo, così, la Sicilia sotto un regime militare, come era avvenuto con gen.Govoni e con il gen.Medici.

Il prefetto Rasponi convocò i colleghi di caltanissetta, Trapani e Girgenti allo scopo di concertare un piano d’azione, che vide il maggior concentramento di forze nel cosiddetto "Vallone", cioè la zona dell’interno dove confluivano le province di Palermo, Caltanissetta e Girgenti e dove più si concentrava il potere della mafia e, per reazione, lo spirito di ribellione delle masse contadine.Il clima di protesta in Sicilia contro il governo della Destra raggiunse livelli di guardia quando, il 16 giugno 1875, la Camera approvò un progetto di legge per provvedimenti "straordinari" di pubblica sicurezza in Sicilia.

La dura azione repressiva esercitata dal governo non sortì, però, gli effetti sperati nè contro la mafia, nècontro il diffondersi del socialismo, infatti i socialisti in Sicilia avevano preso il posto dei repubblican, la cui ala sinistra era confluita nell’"Internazionale", mentre l’ala destra affiancava le forze di governo.