Il nuovo ordinamento del commercio degli zolfi, stabilito dalla legge 15 luglio 1906 istitutiva del Consorzio obbligatorio, aveva il merito di avere risanato il settore zolfifero siciliano e di aver fatto cessare gli illeciti profitti di magazzinieri, esportatori e sborsanti, regolamentando la gestione dei magazzini e istituendo la Banca Mineraria.

Locale abbandonato della miniera Gessolungo di Caltanissetta – Foto di Vincenzo Santoro
Non c’era, però, alcuna disposizione che disciplinasse il lavoro degli zolfatari, anche se nei vari comizi minerari, che avevano preceduto l’approvazione della legge, c’erano state precise richieste in merito.
La commissione parlamentare che aveva redatto la relazione di presentazione del disegno di legge, rendendosi conto della complessità dell’argomento, aveva concordato con il governo la presentazione entro sei mesi di un apposito disegno di legge in materia di contratto di lavoro nelle miniere siciliane. Ma nessuna legge intervenne a disciplinare il contratto di lavoro degli zolfatari durante il periodo del Consorzio obbligatorio.
Rimaneva, inoltre, un grave ostacolo per lo sviluppo dell’industria zolfifera siciliana, cioè il regime fondiario del sottosuolo, sull’impellenza della cui abolizione si erano chiaramente pronunciati i sostenitori del Consorzio obbligatorio durante il dibattito parlamentare della legge istitutiva. Il socialista De Felice Giuffrida e i radicali Colajanni e Vassallo presentarono un emendamento per la demanializzazione del sottosuolo, ma l’opposizione congiunta di agrari ed industriali non ne consentì l’approvazione.
Durante i primi anni di vita del Consorzio il problema principale da affrontare fu quello della sovrapproduzione, dato che il Consorzio garantiva ai produttori la riscossione del prezzo prudenziale, calcolato in 4/5 del valore segnato sulle "fedi di deposito" (il valore delle fedi di deposito corrispondeva al prezzo di vendita effettivo dello zolfo, tolte le spese di trasporto e i contributi a carico dei produttori).
Il Banco di Sicilia e la Banca Mineraria si trovavano ad avere scontato "fedi di deposito" per somme maggiori di quelle ricavate in seguito alle vendite. Le passività del Consorzio venivano, così, a ricadere sugli istituti sovventori, mentre aumentava lo stock invenduto anche a causa della concorrenza americana.
L’accordo raggiunto con la "Union Sulphur Company" nel 1908 fu proficuo per il Consorzio, perchè gli consentì di smerciare il suo prodotto senza essere costretto ad abbassare i prezzi per combattere la concorrenza. Esso consisteva in una divisione delle quote di collocamento su tutti i mercati consumatori, di cui 2/3 erano attribuiti al Consorzio e 1/3 alla " Union Sulphur Company"; i prezzi dovevano essere concordati.
L’accordo doveva avere vigore fino al 1918, ma in realtà lo ebbe fino al 1913, quando fu denunciato dalla società americana perchè inosservante della legge Wilson, emanata negli U.S.A. contro le coalizioni commerciali ed industriali. In realtà l’accordo era stato reso vano dal sorgere in U.S.A. di altre società produttrici di zolfo, che ne toglievano il monopolio alla "Union Sulphur Company".




