Lo spirito associativo si manifestò assai tardi tra i minatori siciliani e questo ritardò la loro emancipazione rispetto agli altri operai italiani. La partecipazione degli zolfatari al movimento dei Fasci nel 1893 fu trascurabile, non essendoci solidarietà tra zolfatari e contadini.

Sala macchine all’interno di un locale della miniera Gessolungo di Caltanissetta – Foto di Vincenzo Santoro
Il carattere dei Fasci fu essenzialmente agrario, ed infatti su 69 moti di protesta verificatisi nell’isola solo 8 avvennero in comuni zolfiferi e solo a Villarosa furono determinati da questioni zolfifere. Si può dire che fino agli ultimi del 1800 non esisteva una vera e propria solidarietà di classe in seno alla categoria degli zolfatari, forse a causa delle forme di sfruttamento interoperaio già esposte, che ne ostacolavano il sorgere.
Lo spirito associativo cominciò a diffondersi tra gli zolfatari quando, con l’introduzione delle macchine, si esercitò un’azione di livellamento tra gli operai e diminuirono fortemente, se non cessarono del tutto, le forme di sfruttamento interoperaio.
Una prova di questa affermazione è che le prime Leghe di miglioramento nacquero nella provincia di Caltanissetta, dove erano raggruppate le grandi miniere, che per prime si meccanizzarono. Successivamente ne sorsero anche negli altri centri minerari, ma quelle della provincia di Caltanissetta furono le più numerose e attive. Da esse partivano le iniziative di rivendicazioni operaie e l’organizzazione degli scioperi.
L’organizzazione vera e propria del movimento zolfataro siciliano ebbe inizio nel 1902 separatamente da quello dei contadini, con i quali i minatori disdegnavano di fare causa comune, poichè si erano talvolta prestati a farsi strumento di politica elettorale borghese. Il soffio di rinnovamento fu portato tra le masse zolfatare di Sicilia dal socialismo.
Era un movimento di idee che veniva dal Settentrione e subì in Sicilia un adattamento alle condizioni ambientali. Mentre le masse operaie dell’Italia continentale assimilarono in toto le idee socialiste, i minatori siciliani colsero di esse solo il risvolto economico e sociale. Il socialismo era il simbolo a cui essi si aggrappavano per sollevarsi dalla loro miseria, per avere "i cappelli per poter trattare con i cappelli", secondo la penetrante definizione del picconiere Denaro, presidente operaio della lega di Caltanissetta.
La prima lega di miglioramento tra zolfatari sorse a Caltanissetta nel 1903 ed il suo sorgere fu preceduto da agitazioni e scioperi nelle miniere del grande gruppo nisseno.
Gli scioperi dei minatori si svolgevano in modo singolare. I picconieri scioperanti abbandonavano con le loro ciurme di "carusi" la miniera presso cui lavoravano ed andavano presso un’altra miniera, dove erano bene accolti dai loro colleghi, che sapevano di poter un giorno aver bisogno dello stesso favore, e dagli esercenti, che vedevano aumentare il loro guadagno.
E’ facile immaginare quale situazione caotica si creasse, a tutto discapito delle condizioni di sicurezza, che diventavano in quei giorni assai precarie. La Lega nissena contava al suo sorgere 5.000 iscritti, aveva come presidente operaio il picconiere Denaro, della miniera Juncio-Testasecca, e come presidente onorario l’avv. Lo Piano.
Ben presto il movimento dilagò e sorsero numerose altre leghe a Serradifalco, Casteltermini, Sommatino, Piazza Armerina, Valguarnera, Riesi, Castrogiovanni, Favara, Comitini, Grotte, Villarosa, ecc…
Gli operai erano allettati dall’idea di trattare da pari a pari con gli esercenti, o addirittura di sostituirsi ad essi con le cooperative operaie, e aderivano numerosi e compatti al sorgere delle leghe. Esse si qualificavano socialiste, la loro insegna era la bandiera rossa, in realtà non avevano obiettivi politici, ma solo economico-sociali.
Gli obiettivi immediati che le leghe perseguivano erano il loro riconoscimento di fatto da parte degli esercenti, il miglioramento delle condizioni di lavoro, l’abolizione degli abusi e dei sistemi di sfruttamento, i contratti collettivi di lavoro. Gli esercenti si mostrarono, dapprima, riluttanti a trattare con le leghe di miglioramento ed a riconoscerle, rifiutandosi di accogliere le loro richieste, ma in seguito furono costretti a farlo.
Un primo risultato dell’azione svolta dalle leghe fu l’istituzione del Collegio dei Probi Viri nella provincia di Caltanissetta, per regolare le eventuali controversie tra esercenti e operai. Le Leghe svolsero un’azione abbastanza incisiva durante il primo trentennio del ‘900 e si devono ad esse i miglioramenti economici e delle condizioni di lavoro che gli operai riuscirono ad ottenere.
Nel periodo 1943-1950 sorse una forte e moderna organizzazione sindacale dei lavoratori delle zolfare con la nascita della Federazione regionale dei minatori, a cui aderì la quasi totalità degli operai zolfiferi; essa si collegava alla Federazione nazionale del settore minerario costituita all’interno della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (unico sindacato nazionale prima del 1948). La Federazione si occupava non soltanto della tutela dei diritti dei lavoratori, ma anche delle problematiche relative alle prospettive di vita e di miglioramento del settore zolfifero.
Aveva, però, un limite di carattere strutturale, infatti essa non comprendeva i tecnici e gli impiegati, anche se nel suo statuto era prevista la loro partecipazione; l’impronta decisamente comunista che la federazione ebbe li tenne lontani, dato il particolare momento politico caratterizzato dalla guerra fredda e da un assai diffuso anticomunismo, che contrapponeva i lavoratori ai tecnici ed agli impiegati, considerati conniventi con la classe padronale.
Ebbe un significato storico la firma del primo contratto regionale di lavoro stipulato dai lavoratori delle miniere con gli industriali zolfiferi siciliani; in quell’occasione gli operai chiesero che il loro salario fosse uniformato a quello degli operai dell’Italia continentale. La richiesta non fu accolta (sarà la legge nazionale del 1957 a stabilire il principio della uniformità salariale), ma è significativo il fatto che già negli anni tra il 1945 ed il 1950 il settore zolfifero abbia sollevato la questione.




