La crisi mondiale del 1929 produsse i suoi effetti, sebbene con ritardo, anche sull’industria zolfifera siciliana. L’eccezionale contrazione dei consumi dei prodotti industriali, verificatasi in quel periodo in tutti i paesi, si ripercosse inevitabilmente sulle materie prime, e quindi anche sullo zolfo, la cui produzione si ridusse di 1/3.

Macchinario arrugginito in stato di abbandono della miniera Gessolungo di Caltanissetta

Macchinario arrugginito della miniera Gessolungo di Caltanissetta – Foto di Vincenzo Santoro

I prezzi scesero e lo stock invenduto crebbe considerevolmente. L’industria zolfifera del Continente, invece, la cui quota era inclusa, secondo gli accordi con l’America, in quella del Consorzio, al riparo di questo accordo aveva visto passare la sua produzione annua da 18.000 a 100.000 tonnellate, rendendo, così, insufficiente la quota assegnata al Consorzio negli accordi con l’America.

Essa, infatti, usufruiva dei vantaggi dell’accordo senza subire gli oneri che gravavano sull’industria zolfifera siciliana, infatti le spese consorziali gravavano solo sui produttori siciliani e così pure le vendite di zolfo a prezzi ridotti per la fabbricazione di acido solforico, mentre i produttori continentali riscuotevano il prezzo integrale di vendita.

Ebbero luogo trattative per modificare le clausole dell’accordo con la SULEXO, ma non si pervenne ad alcun risultato, anche perchè nel mercato americano erano intervenute altre due società produttrici di zolfo, la Jefferson e l’Orkla. Fallirono anche le trattative con l’industria zolfifera romagnola e marchigiana e gli industriali siciliani nel 1931 chiesero al governo lo scioglimento del Consorzio, che nel 1930 aveva avuto una seconda proroga, motivando la richiesta con la disparità esistente con l’industria continentale.

Il Consorzio obbligatorio fu sciolto con R.D. 20 luglio 1932 n. 945, convertito nella legge 12 gennaio 1933 n.48. Ma lo scioglimento del Consorzio, se eliminava le disparità esistenti tra i produttori siciliani e quelli del Continente, non toglieva di mezzo le difficoltà dell’industria zolfifera, e cioè stasi delle vendite e minaccia della concorrenza americana.

Il programma economico del governo fascista, che tendeva all’unificazione dei vari settori produttivi, incluse anche l’industria zolfifera con la creazione di un organismo che rappresentasse tutti gli industriali zolfiferi italiani: l’Ente Nazionale dello Zolfo, istituito nel dicembre del 1932.